COAT FASHION STORY

by lunedì, novembre 9, 2015

Il cappotto è un capo essenziale che non puo’ mancare nel nostro guardaroba. Nel corso degli anni ha subito molte evoluzioni, sia nel taglio che nelle foggie. Ripercorriamo la sua incredibile storia. I primi ad adottarlo furono i cosiddetti “Les Incroyables”: giovani francesi massimi esponenti del Direttorio che esibivano un lusso sfrontato e la cui regola era “essere alla moda a tutti i costi”. I cappotti di quell’epoca riflettevano la forte voglia di esasperazione: vita strizzata,lunghe falde a sfiorare terra e risvolti esagerati che lasciavano intravedere la candida camicia fermata da interminabili cravatte a nastro. La sua maggiore diffusione si ha comunque in Inghilterra nei primi dell’800. I modelli, sia maschili che femminili, avevano allacciature mono o doppiopetto, ampi revers ed erano indossati per cavalcare o come indumenti da viaggio.

Sinonimo di eleganza il cappotto fu anche l’uniforme di molti dandy londinesi. Uno tra tutti: Max Beerbohm le cui mise non passavano certo inosservate: soprabiti abbinati a cappelli a cilindro e guanti dai colori scarlatti.

Fin da giovanissimo scriveva per il giornale londinese “The Yellow Book”, in cui, con ironia e umorismo descriveva il modo di truccarsi delle donne dell’epoca. Nei primi del ‘900 il sarto Paul Poiret influenzava la moda con linee orientaleggianti. Il cappotto “Confucio”,scenografico, con taglio a kimono e motivi cinesi ricamati sulle maniche, ebbe un notevole successo. Negli anni ’20 le linee erano morbide e confortevoli, e i soprabiti dritti con taglio al ginocchio venivano indossati con cloche e scarpe basse con lacci. In Italia durante il periodo dell’autarchia e della seconda guerra mondiale i capi erano confezionati con fibre alternative come il lanital, il rayon e la viscosa. L’arte di arrangiarsi era all’ordine del giorno e i cappotti militari spesso venivano trsformati in soprabiti femminili.

Dior nel dopoguerra influenzo’ la moda dell’epoca con la linea a corolla. Di grande effetto fu infatti un suo cappotto a redingote indossato su una gonna ampia. Sulla stessa scia si ispirarono Balenciaga e Fath creando modelli con tessuti pregiati, volumi avvolgenti a uovo e martingale. Negli anni ’60 ad una ritrovata voglia di forme geometriche si abbina un certo gusto nel vestire la donna-bambina con linee a trapezio e cappottini sopra il ginocchio. André Courrèges ne interpreto’ perfettamente lo spirito con la collezione “Couture Future”(1969): mini-cappotti a coprire fisici esili abbinati a stivali bassi e caschi in stile spaziale. La cultura comincia a guardare a oriente e Yves Saint Laurent nel 1976 omaggia le sue clienti con una collezione dedicata alla Russia e ai cosacchi. I maxi cappotti in velluto scuro erano indossati con ampie gonne, scialli fantasia, colbacchi e alti stivali, preannunciando l’avvento della tendenza folk. Lo stile manageriale degli anni ’80 cambia completamente la silhouette della donna. Spalle esagerate, maniche a pipistrello, tacchia alti e gonna corta erano i segni distintivi di una donna che imponeva la propria personalita’. Nel 1981 Max Mara crea un cappotto diventato cult in tutto il mondo: il modello 101801. In cashemire color cammello con maniche a kimono viene riproposto in tutte le collezioni Max Mara. Nelle ultime stagioni il cappotto è protagonista in tutte le collezioni invernali, perdendo ogni forma di rigidita’, grazie all’uso di controfodere e cuciture che offrono comfort e perfetta vestibilita’. Tutto all’insegna di una ritrovata leggerezza…

No tags 0 Comments 0

No Comments Yet.

What do you think?